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- Celebrare Samhain
In questo periodo cominciano gli oscuri, freddi giorni invernali. Nelle campagne c'è poco lavoro da fare, le foglie cadono dagli alberi e i giorni si accorciano sensibilmente. I poteri naturali della crescita e della luce declinano ed entrano nel loro lungo sonno invernale. Anche gli animali si preparano al letargo. Come loro anche noi dovremmo rallentare le nostre attività e passare più tempo in casa. Se si ha un caminetto in casa è bello ritrovarci intorno al fuoco insieme ai nostri amici e raccontare storie. Approfittiamo di questo periodo dell'anno, in cui la Natura muore apparentemente, ritirandosi in se stessa come i semi si ritirano nel terreno, per raccoglierci in noi stessi intraprendendo viaggi interiori nella nostra coscienza. Prestiamo attenzione ai sottili mutamenti del corpo, all'adattamento biopsichico del nostro organismo ai brevi e freddi giorni invernali: la mente inizia a scivolare dall'esteriorità all'interiorità. Ora è tempo che la nostra attenzione passi dal lato materiale a quello spirituale. E' tempo di riflessione, di viaggi interiori per potere scoprire quegli aspetti di noi stessi che necessitano di essere cambiati prima che possa iniziare una nuova vita. Come gli antichi iniziati dobbiamo discendere nel mondo inferiore, ripercorrendo il viaggio delle divinità stagionali: seguiamo la spirale interiore dell'anno vecchio fino ad arrivare al nostro centro interiore e a questo punto ripercorriamo la spirale all'esterno portando fuori il nostro potenziale di vita e creatività che sarà manifesto nel nuovo anno, al tempo stesso conservando in noi la saggezza imparata nel passato. E' un periodo adatto a tutti i tipi di meditazione e tradizionalmente propizio alle arti divinatorie, essendo un momento di passaggio in cui si incontrano passato, presente e futuro. Possiamo approfittarne per imparare qualche tecnica divinatoria, come i tarocchi o le rune. Inoltre, siccome le energie di questo tempo hanno a che fare con la morte, possiamo rivolgere i nostri pensieri alle persone che ci hanno lasciato. Si dice che gli spiriti possono essere ora contattati e consultati ma è preferibile (se crediamo in una vita nell'aldilà) non disturbarli; è meglio prestare attenzione ai piccoli messaggi che ci possono inviare (sogni, ricordi improvvisi, ecc,). E' infatti tempo di riflessione, tempo di considerare l'anno passato e di confrontarci con quel fenomeno della vita su cui non abbiamo nessun controllo: la morte. Per celebrare degnamente il cerchio completo dell'esistenza dobbiamo riconoscere la realtà della morte e del declino fisico come eventi naturali, non come qualcosa da ignorare o da nascondere. A queste energie ora dobbiamo tributare omaggio ma dobbiamo al tempo stesso ricordare la nuova vita che sopraggiungerà. Il Re dell'Agrifoglio ci insegna che la morte è una fine ma anche un inizio. Teniamo presente la lezione degli antichi Celti e non indugiamo in tristezze! Invitiamo a cena i nostri amici, vestiamoci da streghe e fantasmi, decoriamo le nostre case con le zucche di Halloween e, se ci va, celebriamo i giochi tradizionali cercando di afferrare con la bocca le sacre mele appese ad un filo o galleggianti in una bacinella di acqua! Possiamo divertirci a intagliare e scavare zucche e rape, inserendo in esse candele per esporle alle finestre o sui balconi delle nostre case. E' infine un momento in cui al fine di favorire la nostra rigenerazione, si possono ritualmente abbandonare tutte le cose del passato che dobbiamo o vogliamo lasciare, abbandonare (lasciar morire) le cose che non ci piacciono nella nostra vita. Possiamo quindi scrivere queste cose su foglietti di carta per bruciarli nel nostro fuoco di Samhain, che può anche essere una candela di colore nero o comunque scuro. Potete dire per tre volte una frase del tipo: "La cosa tal dei tali è venuta in essere, la cosa tal dei tali ha la sua stagione, e la cosa tal dei tali se ne va!". Poi, si brucia il foglietto di carta nella fiamma. Possiamo poi, più semplicemente, dare via o bruciare quegli oggetti che non ci piacciono più. E' tempo di abbandonare le cattive abitudini, di cambiare la propria vita! Infatti, prima che la nuova crescita possa iniziare, il suolo deve essere fecondato con i resti dei raccolti dell'anno precedente e con i rifiuti (se non ci fossero morte e decomposizione non ci sarebbe la Vita). Un rituale senza dubbio più complesso, ma che vale la pena di compiere, può essere eseguito nelle nostre case. Al tramonto del sole, la vigilia di Samhain, si spengono tutte le luci di casa e ci si mette in piedi davanti ad una candela nera o scura. Sentiamo l'anno vecchio che sta per morire, ricordiamo tutte le cose buone o cattive che avete vissuto, ricordiamo le persone a voi care che non ci sono più, e quando ci sentiamo pronti si accende la candela dicendo: "Accolgo con questa luce gli spiriti di coloro che se ne sono andati prima di me. Siate i benvenuti!". Prendiamo una coppa o un bicchiere pieno di vino e beviamone un po', dopo aver detto: "Ai morti! ", lasciandone alcune gocce. Possiamo poi accendere una candela speciale per ciascuno dei vostri amici o parenti morti: possono essere anche candele bianche o colorate. Per accenderle si usa la candela scura, e con la stessa candela accendiamo anche le lanterne-zucche di Hallowe'en, se ne abbiamo fabbricata qualcuna. Dopo aver fatto questo si prende un piatto o un vassoio dove avremo messo del pane o dei dolci (potete usare i "dolci dei morti" se esistono ricette tipiche nella vostra zona) e invitiamo gli amici invisibili a condividerè con noi il cibo. Lasciamone sempre qualche porzione. Poi, prendendo la candela scura, andiamo in tutte le stanze e accendiamo tutte le luci, magari solo per pochi minuti. Andiamo fuori dalla porta d'ingresso e gettiamo una moneta: dovrebbe essere d'argento ma una comune moneta andrà bene ugualmente... Diciamo: "Denaro sul pavimento, denaro sotto la porta" e lasciamo la moneta sul pavimento per un mese, facendola magari scivolare sotto lo zerbino. Essa porterà fortuna alla nostra casa. Meditiamo sul significato di questa festa e lasciamo aperta la porta di casa per fare entrare i nostri amici invisibili; lasciamo loro cibo e bevande. Piccole cose da fare per Samhain: Raccogliere le ghiande, dando una ghianda agli amici ed ai familiari come augurio di buona fortuna. Si brinda al frutteto locale con birra inglese e sidro nei ringraziamenti per una raccolta copiosa. Una parte del raccolto è stata lasciata sugli alberi per chiedere una buona raccolta durante gli anni venturi. Le mele egualmente sono state sepolte per fornire l' alimento per gli spiriti che attendono per rinascere. Prima che le zucche fossero introdotte, le rape venivano intagliate al di fuori e venivano illuminate con delle piccole candele. Potevano poi essere disposti sulle finestre o essere portati in processione nel quartiere per allontanare le intenzioni diaboliche. Venivano raccontate storie spaventose per tutta la notte fino a che il canto del gallo non cacciava tutti i fatati e gli spiriti nuovamente a nascondersi nel loro mondo. Pietre contrassegnate con i nomi dei proprietari venivano lanciate nel fuoco e recuperate la mattina successiva. Lo stato della pietra indicava la fortuna della persona per l' anno venturo. Erbe Di Samhain: Ghianda e quercia-abbondanza e fertilità mele -Vita ed immortalità cedro giallo -usato calmare il dolore Dittany di Crete- il profumo si dice per aiutare la proiezione astrale Fumitory- usato per esorcizzare le entità di spirito indesiderate Nocciola - la saggezza, l' ispirazione e la poesia, i frutti sono mangiate prima della divinazione. Mulleina - i vecchi gambi sono stati tuffati nel grasso o nella cera e sono stati usati come torce conosciute come "il foglio dei coni della strega" la polvere è stata utilizzata come sostituto per la polvere del cimitero nei vecchi grimori. Nightshade - trasportare un rametto di nightshade sulla vostra persona per dimenticare i vecchi amori e per proteggere dalle influenze diaboliche ATTENZIONE!!! questa pianta è altamente tossica quindi non mangiatela!!! Salvia - mangiare la salvia per diventare immortali sia nella saggezza che durante gli anni. Si usa anche come augurio di attrarre i soldi. Rapa - è una protezione contro la malvagità o il danno Assenzio romano - si dice che aumenti l'abilità psichica. Bruciato nei cimiteri, è usato per radunare gli spiriti del morto. Erbe native americane Grano- mettetelo sull'altare per rappresentare la madre-grano che benedice e nutre i suoi bambini. Zucca - i Celti hanno creduto che lo spirito d'una persona risedesse nella testa. Intagliare una Jack-o-lantern e disporre una candela all'interno per onorare gli spiriti dei vostri antenati. fonte: www.ilcerchiodellaluna.it
- Prepariamo la nostra casa per la festa di Litha
Il solstizio d’estate, indicato con il termine Litha, è un momento molto particolare e importante in tutte le tradizioni religiose e in tutte le epoche. Fra il 21 e il 25 Giugno il Sole raggiunge l’apice della sua iperbole, tuttavia dopo questo momento comincerà la sua fase discendente preannunciando il freddo e l’oscurità che avvolgeranno la Terra. Si conclude la prima metà del ciclo della Ruota dell’anno, inizia una nuova fase durante la quale le forze luminose cederanno il passo alle forze oscure. Sebbene dopo Litha le forze della natura sono ancora al lavoro, frenetiche, lussureggianti, la loro opera rallenterà ogni giorno impercettibilmente, man mano la Terra non abbonderà più di frutti, ma si dovrà vivere della rendita sbocciata a Beltane e raccolta durante Litha per tutto l’anno. Per questi motivi i temi della festa sono: L’affermazione dell’energia solare; Il raccolto esoterico: le erbe; Il fuoco protettivo. [...] Come per le precedenti celebrazioni anche per la Mezza Estate «vestire» la casa e l’altare secondo la stagione ci aiuterà a entrare in contatto con le particolari energie del cielo e della terra in quel momento. Addobbate la casa con ghirlande di fiori, tovaglie colorate e portafiori con grano e papaveri, la cui unione è simbolo di abbondanza e felicità. Purificate la casa con bastoncini di erbe fatti di Alloro, Salvia e Cannella. Mettete nelle stanze quante più candele e bracieri possibili, Litha è la festa del trionfo assoluto della Luce perciò è caratterizzata da una massiccia presenza di fuochi. Se decidete di festeggiare all’aperto distribuite intorno delle lanterne greche, fiaccole e una gran quantità di bracieri con fascine di rami nei quali siano presenti anche pezzi di quercia. Vestite l’altare con un telo verde e dorato o dai colori e i motivi decorativi solari. Scegliete suppellettili a tema ed evidenziate il compenetrarsi degli opposti, tema fondamentale di questo Sabba considerato già dagli antichi Celti uno dei tre «Samos» durante i quali le Porte fra i mondi sono aperte ed usate molte ghirlande di fiori e cesti di frutta di stagione. Abbondate nelle candele specie gialle e dorate. In un angolo mettete una ciotola d’acqua con delle candele galleggianti simbolo sia del Sole che s’inabissa nelle viscere della Terra e rinasce rinvigorito, sia dell’unione fra il Dio e la Dea. Mettete sull’altare anche una ciotolina con le «nove erbe di San Giovanni» (simbolo del raccolto) e la notte bruciatene una parte durante la celebrazione del rito. Non dimenticate di decorare l’altare con fiori e frutta di stagione ma soprattutto grano e papaveri rossi. Offrite anche una parte o, nel caso non sia possibile, il simbolo del vostro personale raccolto. Fonte: www.cronacheesoteriche.com
- La notte di Valpurga Walpurgisnacht
Anticamente fra i Celti la notte fra il 30 aprile e il 1° maggio segnava il passaggio alla bella stagione: una notte di veglia, una specie di capodanno primaverile, durante la quale si susseguivano danze e banchetti in un’atmosfera orgiastica aspettando il nuovo giorno che segnava l’inizio del trionfo della luce sulle tenebre e quando si sarebbe celebrata la festa di Beltane da cui sarebbe derivato il Calendimaggio medievale. Sulla notte, si diceva, vegliava la Grande Madre della fertilità che governava il destino dei viventi e dei morti. Con la cristianizzazione dell’Europa centrale la notte del 30 aprile subì una metamorfosi perché si raccontava che vi si dessero convegno spiriti inferi, streghe e stregoni che si dovevano espellere grazie all’intercessione di santa Valpurga: una monaca inglese diventata badessa del monastero tedesco di Heidenheim, che ha ereditato le funzioni della Grande Madre e ha dato il nome alla notte, chiamata popolarmente «la notte di Valpurga». Ma che c'entra allora santa Valpurga con le streghe? La santa servì per cristianizzare credenze pagane di origine celtica. La notte fra il 30 aprile e il 1° maggio segnava infatti anticamente fra i Celti il passaggio alla bella stagione: una notte di veglia, una specie di capodanno primaverile, durante la quale si susseguivano danze e banchetti in un'atmosfera orgiastica, aspettando il nuovo giorno quando si sarebbe celebrata la fe sta di Beltane, chiamata poi nel mondo latino Calendimaggio. Sulla notte di Beltane si diceva che vegliasse la Grande Madre della fertilità che governava il destino dei viventi e dei morti. In questa notte si strappavano le frasche dai noccioli per costruire le bacchette dei maghi, e il 1° maggio rappresentava il passaggio definitivo alla luce della primavera e del nuovo raccolto. Insomma, una notte liberatoria dalle vecchie paure del buio e del freddo e benaugurante per la nuova stagione. Come tutte le notti di "passaggio" stagionale era una notte celebrata dalle donne di magia. Donneche conoscevano le virtù delle piante, delle pietre, delle acque; che guarivano con tisane e unguenti e rimedi naturali malattie. Donne che sapevano leggere i cambiamenti delle fasi lunari e aiutare così le partorienti e le puerpere. Donne che filavano lentamente, nei focolari, e parlavano e tramandavano di generazioni in generazioni la scienza secolare delle tradizioni dei popoli: il filo d'unione delle nostre esistenze. Ebbene, con la cristianizzazione dell'Europa centrale, che era proprio celtica, le feste furono vietate perché si raccontava con raccapriccio che sotto la luna calante, vi si dessero convegno streghe e stregoni insieme con il Grande caprone Satana. Perciò, i nuovi cristiani, per cacciare le presenze demoniache chiedevano l'intercessione di santa Valpurga. La coincidenza calendariale, dunque, l'ha trasformata nella santa che protegge dalle streghe la notte di Beltane. Fonti: Tratto e adattato da -Il Calderone Magico www.ilcalderonemagico.it -"La notte di Santa Valpurga" di Marina Cepeda Fuentes
- Benedizione del Giardino di Ostara
di Irene Angelini Questo rituale è adatto a coloro che tengono un giardino o piccole coltivazioni sul balcone. La Primavera si caratterizza come la stagione delle piogge che porteranno fertilità alla terra, il rito ha lo scopo di propiziare la fertilità e l’abbondanza di quanto coltivate sia nel vostro giardino fisico sia nel giardino della vostra anima. Recatevi nel giardino portando con voi un’offerta per la Dea. Se avete degli alberi, vi suggerisco di procurarvi delle Marteniche delle bamboline, fazzoletti o nastri colorati che un tempo erano comunemente offerti alle fate e agli altri Spiriti della Natura. Sarebbe gentile da parte vostra offrire anche qualcosa per gli animaletti che abitano il vostro giardino, un gesto di vera amicizia verso le creature protette dalla Dea. La cosa migliore sarebbe rivolgervi alle creature più piccole come le formiche o altri insetti la presenza dei quali spesso distingue i giardini sani da quelli malati. Se invece avete rondini o altri nidi d’uccelli nelle vicinanze potete portare della paglia o del cotone che possa fare da letto per il loro nido. Sistemate i bulbi e i semi in modo da benedirli insieme al terreno. A questo punto accendete la fumigazione di Ostara e una candela bianca. Rivolti verso Est, pronunciate la seguente orazione: «La terra è fresca e al buio, nelle sue profondità, una nuova vita ha inizio. Che la terra sia benedetta con la fertilità e l’abbondanza, con piogge di acqua viva, con il calore del sole, con l’energia della terra cruda. Che il terreno sia benedetto come il grembo della terra piena e fruttuosa perché di nuovo il giardino fiorisca. Amen.» Lasciate che la candela e la fumigazione brucino completamente, nel frattempo cercate di sentire la Dea intono a voi e di ascoltare il vostro giardino. Ponete attenzione all’odore della terra, ai rumori degli insetti e del vento fra i rami e le foglie. Annusate il profumo delle nuove gemme e dei fiori appena sbocciati. Quando la fumigazione avrà finito di bruciare spargete le ceneri nel terreno e sotterrate la candela che dovrà essere in cera naturale per non creare danni alla terra. Fonte: www.cronacheesoteriche.com
- Giorno Pagano Europeo Della Memoria
Il 24 Febbraio di ogni anno si celebra in Europa il Giorno Pagano della Memoria. Questa data è stata scelta nel 2006, come Giorno Pagano Europeo della Memoria, dopo un sondaggio nella comunità pagana europea, per ricordare le persecuzioni contro i pagani che iniziarono nel 391 a.c ad opera di Teodosio , il quale decretò che il Sacro fuoco di Vesta perennemente acceso a Roma, fosse spento e coloro che veneravano gli antichi Dei fossero perseguitati. Perché ricordare questa data? Ci furono vittime di persecuzioni, ovviamente, ma penso sia importante ricordare che l'intolleranza, l'esclusione, la violenza, i pregiudizi, siano stati e siano ancora troppo presenti nella vita di tutti noi. Sono sopravvissuti troppo a lungo, a scapito di minoranze che non avevano alcuna colpa se non quella di pensarla diversamente dalla maggioranza al potere. Troppe persone sono state condannate e uccise per aver portato avanti idee e concetti diversi o rivoluzionari, che stridevano con i dogmi e l'ordine costituito dell'epoca. Ancora oggi possiamo ritrovare processi alle streghe, sotto moltissime e diverse forme. Chi sono le streghe? Persone comuni, che hanno nel loro animo una scintilla di infinito che illumina le menti. Coloro che non cambiano idea, che portano avanti le proprie convinzioni e cercano di tracciare una via per un mondo migliore. Sono i poeti, i ribelli, i sognatori, quelli che hanno intrecciato uno stretto legame con la natura e i cicli del tempo, che si interrogano ogni giorno sui segreti dell'universo e non si accontentano di imparare a memoria regole scritte da altri. A tutti coloro che non sopravvivono, ma vivono la propria vita come pensano sia giusto, cercando sempre una nuova via per un mondo migliore. Queste parole e questa giornata sono per voi. Che nessuno possa dimenticare.
- Hekate La Signora dei crocicchi
È la divinità più potente in ambito magico, ha molti segreti e un potere fondamentale: esaudisce tutti i desideri di chi le si rivolge nel modo giusto. È la divinità più potente in ambito magico, ha molti segreti e un potere fondamentale: esaudisce tutti i desideri di chi le si rivolge nel modo giusto. Hekate è una della divinità più antiche, ma anche una delle più amate nella moderna stregoneria e magia. Solo che non tutti la conoscono per quello che veramente è e rappresenta, e soprattutto non conoscono i modi per interagire con lei. Vogliamo colmare in parte questa lacuna. LA NASCITA Secondo Esiodo era figlia di Perse e Asteria. Questi due titani avevano come simbolo la luce, pertanto Esiodo richiama in Hekate il concetto di Signora delle Stelle e Regina del Cielo. Etimologia del nome Letteralmente Hekátē in greco significa “Centinaia”, e questa opzione sarebbe da richiamare al concetto delle sue molteplici forme e manifestazioni, ma secondo alcuni ci sarebbero anche altre interpretazioni oltre ad ekaton, e ekatos, saettatrice, o “colei che colpisce da lontano”. PSICOPOMPA Sono in molti a sostenere che si tratti di una divinità pre-indoeuropea, inglobata nel culto greco come Signora delle Streghe e come entità psicopompa, ossia in grado e con il compito di condurre gli spiriti dei morti nel regno dell’aldilà, pertanto in possesso del potere di viaggiare a piacimento negli inferi e in superficie. In questo ruolo era molto venerata in una regione della Grecia classica nota come Tessaglia. Questa provincia era temuta da molti proprio perché le sacerdotesse di Hekate si riteneva fossero in possesso di poteri magici straordinari e terribili, di cui ci narra anche Apuleio nella sua opera più famosa: l’Asino D’oro. QUATTRO ASPETTI Possiamo riconoscere quattro aspetti diversi di questa divinità: uno celeste, uno infero-stregonico, uno filosofico e lunare e uno magico-teurgico. Patrona dei Passaggi Come ci fa notare Esiodo nella Teogonia, assume il ruolo di nume tutelare delle strade e venne posta a presiedere ai crocicchi, affinché potesse guardare e proteggere ogni accesso e ogni via: sia quelli visibili sia quelli invisibili. I suoi tre volti: umano, canino ed equino rappresentano rispettivamente il suo aspetto di protettrice dei viaggiatori dei tre mondi: la terra, gli inferi e il cielo. Dea sepolcrale Hekate era in effetti una dea sepolcrale molto temuta, in quanto le si attribuiva il potere dei fantasmi, degli spettri e delle apparizioni infernali. Ciò nonostante, secondo quanto ci riporta Esiodo, deteneva il potere di realizzare i desideri delle persone che incontrava. Una prerogativa che, prima di lei, spettava solamente a Zeus. Il ruolo infero e ctonio di questa dea trovò la sua piena epifania nel suo aspetto di Regina delle Streghe e della magia. Oracoli Caldaici Sarah Iles Johnston nel suo Hekate Soteira dice: “Hekate è conosciuta da classicisti e storici di religione come la patrona delle streghe. Ma dall’era Ellenistica in avanti, alcuni filofosi greci e romani la dipinsero in modo diverso, attribuendole alcuni compiti, come infondere l’anima nel cosmo e far sì che gli uomini trovino in esso il loro posto, formando così il confine di connessione tra il mondo divino e quello umano. Era celestiale e benefica, più che ctonia e minacciosa”. Negli Oracoli Caldaici, Hekate è rappresentata come l’Anima Mundi: il principio universale da cui ogni singolo organismo trova la armonica epifania dato che,rimane legato alla matrix divina da cui giungono e da questo Spiritus Universalis che li tiene legati e in connessione tra loro. Articolo completo su “ATHAME” – TRIMESTRALE DI WICCA, NEOPAGANESIMO E STREGONERIA – Anno XII n.28 – 15/04/202 – http://www.athame.it
- Chi era Mademoiselle Lenormand?
Mlle Lenormand nasce ad Alençon, il 16 settembre 1768, anche se lei stessa affermava di essere nata il 27 maggio del 1772. Educata in convento, studia le lingue morte, il disegno, la pittura e la musica. Attirata da Parigi, rimane inizialmente nel suo paese, passando da un lavoretto a un altro, fino a quando non ebbe l’occasione di trasferirsi nella capitale. Mlle Lenormand nasce ad Alençon, il 16 settembre 1768, anche se lei stessa affermava di essere nata il 27 maggio del 1772. Educata in convento, studia le lingue morte, il disegno, la pittura e la musica. Attirata da Parigi, rimane inizialmente nel suo paese, passando da un lavoretto a un altro, fino a quando non ebbe l’occasione di trasferirsi nella capitale. In futuro, affermerà che già nel 1790 frequentava, a Parigi, l’aristocratico salotto di Madame de La Soussotte. In realtà i primi segni della sua presenza in città, si hanno soltanto a partire dal 1793. Nella capitale, lavora inizialmente in una lavanderia, fino a quando non conosce Madame Françoise Gilbert, che la affaccio’ alla cartomanzia, la materia che la renderà celebre. Incontra all’inizio delle difficoltà, tanto che, per questa attività, viene anche messa in prigione per un breve periodo. Nello stesso periodo conosce il Sig. Flammermont, che durante la sua carriera di cartomante, la farà conoscere al pubblico presentandola (ingannando il pubblico) come « la giovane americana che ha attraversato l’oceano per far beneficiare anche i francesi dei suoi eccezionali talenti » Mlle Lenormand, dirà che nel 1794, Jean-Paul Marat, noto dottore, fisico e giornalista dell’epoca, Robespierre e Louis Antoine de Saint-Just, uomo politico francese durante la rivoluzione, andarono nel suo studio in rue de Touron per avere, anch'essi, un consulto di cartomanzia. Predisse loro una morte violenta. Per questa predizione disse anche di essere stata imprigionata per un periodo. Le sue affermazioni vennero, pero’, messe fortemente in dubbio dal fatto che Marat venne assassinato il 13 luglio del 1793, quindi prima del loro presunto incontro. Si dice (ma non ci sono fonti scritte che lo dimostrino) che abbia avuto come clienti anche altri personaggi ancora più celebri come Giuseppina di Beauharnais, moglie di Napoleone, e lo stesso Napoleone. Si dice che abbia predetto, alla moglie del futuro imperatore, la ascesa al potere del marito. L'indovina scrisse di essere stata la confidente dell'imperatrice Giuseppina di Beauharnais e dello stesso imperatore Napoleone Bonaparte, che però la fece incarcerare due volte per motivi politici. Un giornalista dell'epoca sosteneva però che tutte queste frequentazioni erano frutto della fantasia della Sibilla d'Alençon e che le presunte profezie erano sempre state scritte dopo che i fatti erano avvenuti, mai prima. Mlle Lenormand guadagno’ però la sua fama in tutta la Francia, fama che la accompagnerà per il resto della sua vita. La stessa fama per la quale sono stati dedicati a lei diversi mazzi di tarocchi, che quindi prendono il suo nome: le Sibille Lenormand. Il primo venne pubblicato già nel 1828, rafforzando la sua fortuna e creandone per le molte giovani cartomanti che a lei si ispiravano. Mlle Lenormand muore a Parigi il 25 giugno 1843, lasciando ai suoi eredi, oltre al nome, una cospicua eredità. Fonte: wikipedia - web
- Imbolc e la Dea Brigit
Imbolc è una delle quattro feste celtiche, dette “feste del fuoco” perché l’accensione rituale di fuochi e falò ne costituiscono una caratteristica essenziale. In questa ricorrenza il fuoco è però considerato sotto il suo aspetto di luce: questo è infatti il periodo della luce crescente. Gli antichi Celti, consapevoli dei sottili mutamenti di stagione come tutte le genti del passato, celebravano in maniera adeguata questo tempo di risveglio della Natura. Non vi erano grandi celebrazioni tribali in questo buio e freddo periodo dell’anno, tuttavia le donne dei villaggi si radunavano per celebrare insieme la Dea della Luce (le celebrazioni iniziavano la vigilia, perché per i Celti ogni giorno iniziava all’imbrunire del giorno precedente). Brigid Nell’Europa celtica era infatti onorata Brigit (conosciuta anche come Brighid o Brigantia), dea del triplice fuoco; infatti era la patrona dei fabbri, dei poeti e dei guaritori. Il suo nome deriva dalla radice “breo” (fuoco): il fuoco della fucina si univa a quello dell’ispirazione artistica e dell’energia guaritrice. Brigit, figlia del Grande Dio Dagda e controparte celtica di Athena-Minerva, è la conservatrice della tradizione, perché per gli antichi Celti la poesia era un’arte sacra che trascendeva la semplice composizione di versi e diventava magia, rito, personificazione della memoria ancestrale delle popolazioni. La capacità di lavorare i metalli era ritenuta anche essa una professione magica e le figure di fabbri semi-divini si stagliano nelle mitologie non solo europee ma anche extra-europee; l’alchimia medievale fu l’ultima espressione tradizionale di questa concezione sacra della metallurgia. Sotto l’egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose “sorgenti di Brigit”. Diffuse un po’ ovunque nelle Isole Britanniche, alcune di esse hanno preservato fino ad oggi numerose tradizioni circa le loro qualità guaritrici. Ancora oggi, ai rami degli alberi che sorgono nelle loro vicinanze, i contadini appendono strisce di stoffa o nastri a indicare le malattie da cui vogliono essere guariti. Sacri a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio. Lo specchio è strumento di divinazione e simboleggia l’immagine dell’Altro Mondo cui hanno accesso eroi e iniziati. La ruota del filatoio è il centro ruotante del cosmo, il volgere della Ruota dell’Anno e anche la ruota che fila i fili delle nostre vite. La coppa è il grembo della Dea da cui tutte le cose nascono. Cristianizzata come Santa Bridget o Bride, come viene chiamata familiarmente in gaelico, essa venne ritenuta la miracolosa levatrice o madre adottiva di Gesù Cristo e la sua festa si celebra appunto l’1 febbraio, giorno di Santa Bridget o Là Fhéile Brfd. Riguardo questa santa, di cui è tanto dubbia l’esistenza storica quanto certa la sua derivazione pagana, si diceva che avesse il potere di moltiplicare cibi e bevande per nutrire i poveri, potendo trasformare in birra perfino l’acqua in cui si lavava! A Santa Bridget fu consacrato il monastero irlandese di Kildare, dove un fuoco in suo onore era mantenuto perpetuamente acceso da diciannove monache. Ogni suora a turno vegliava sul fuoco per un’intera giornata di un ciclo di venti giorni; quando giungeva il turno della diciannovesima suora ella doveva pronunciare la formula rituale “Bridget proteggi il tuo fuoco. Questa è la tua notte”. Il ventesimo giorno si diceva fosse la stessa Bridget a tenere miracolosamente acceso il fuoco. Il numero diciannove richiama il ciclo lunare metonico che si ripete identico ogni diciannove anni solari. Fonte: www.ilcerchiodellaluna.it Tratto da: Roberto Fattore. Feste Pagane,
- Malleus Maleficarum: di cosa parla?
Il Malleus Maleficarum è uno dei più noti trattati medievali sulla stregoneria, celebre sia in epoca moderna che nel contesto storico della sua pubblicazione. Scritto nel 1486 da Heinrich Kramer e Jacob Sprenger e pubblicato l’anno seguente, fu ideato con lo scopo di fornire un manuale passo-passo per la battaglia contro il Male e fornire a inquisitori e magistrati del tempo gli strumenti necessari per identificare, accusare e interrogare chiunque fosse stato sospettato di praticare la magia nera. Sia Kramer che Sprenger erano domenicani e inquisitori della Chiesa Cattolica, esperti quindi nei procedimenti giudiziari volti a determinare la colpevolezza o l’innocenza di un potenziale adoratore del Demonio. La presentazione ufficiale dell’ opera avvenne il 9 maggio del 1487 alla Facoltà di Teologia dell’Università di Colonia, ma ricevette moltissime critiche da parte dei teologi della Santa Inquisizione che la giudicarono non etica e ricca di procedure illegali, oltre che inconsistente con le dottrine demonologiche cattoliche. La scrittura del Malleus Maleficarum fu per Kramer una sorta di giustificazione per i processi e le persecuzioni di cui si rese protagonista durante i suoi anni di attività inquisitoria. Il nome di Sprenger fu aggiunto successivamente nel 1519, a 33 anni dalla prima pubblicazione e a 24 anni dalla morte dello stesso Sprenger; ad oggi alcuni storici dubitano che possa essere considerato a tutti gli effetti uno degli autori dell’opera e ritengono che fosse uno dei principali oppositori delle attività di Kramer; altri, invece, propendono per l’ipotesi che Sprenger abbia partecipato solo marginalmente alla stesura del testo. Tra il 1487 ed il 1520, il Malleus fu adottato come manuale primario dai cacciatori di streghe europei (ma non dall’ Inquisizione, almeno ufficialmente, anche se riscosse molto successo tra ecclesiastici e giudici). L’opera fu pubblicata in venti edizioni in meno di 40 anni e altre sedici dal 1574 al 1669, divenendo una delle cause scatenanti di grandi e piccoli processi di stregoneria o di focolai di “panico da magia nera” in tutta Europa. Se durante il 1400 era raro essere processati per pratiche magiche proibite, la sempre più difficile lotta alle eresie cristiane spianò la strada ai processi per stregoneria del 1500, secolo in cui l’esistenza della magia nera era ormai un’idea consolidata in Europa. Leggendo l’opera appare evidente come il testo abbia contribuito ad alimentare la fobia bei confronti di tutto ciò che poteva apparire anormale: il Malleus Maleficarum accusa le streghe di eresia, malvagità fine a se stessa, infanticidio, cannibalismo, di effettuare incantesimi oscuri nei confronti dei loro oppositori e dei ministri di Dio, di procurare sfortuna o malattie tramite sortilegi. Che cosa racconta il Malleus Maleficarum? Prima sezione Dato che il Demonio esiste e ha il potere di fare cose strabilianti, anche le streghe esistono e non hanno altro in mente che aiutare il Maligno nella sua opera di corruzione del genere umano. Il potere del Diavolo è ai suoi massimi quando interviene la sessualità umana. Le donne libidinose fanno sesso col Demonio e ogni forma di stregoneria contemplerebbe il peccato carnale. In questa sezione si accenna anche a Incubi e Succubi, a incantesimi d’amore e d’odio utilizzati dalle praticanti della stregoneria, a come la magia nera possa trasformare un uomo in una bestia, fino a trattare aborti e deformità causate da incantesimi malvagi. Seconda sezione Questa parte del Malleus Maleficarum tenta di spiegare i poteri attribuiti ad una praticante di magia nera. Si inizia mostrando i poteri delle streghe e le loro strategie di reclutamenti di adepti. Viene anche spiegato come le streghe lancino i loro incantesimi e i rimedi per proteggersi contro di essi. Scorrendo l’indice, si notano spiegazioni su come il Diavolo possa impossessarsi di un corpo umano, come le streghe possano spingere un uomo a commettere atrocità e omicidi, addirittura come possano generare uragani e tempeste. Terza sezione La terza sezione spiega i metodi di caccia alle streghe ed è specialmente rivolta agli accusatori e ai magistrati coinvolti nei processi di stregoneria. E’ una guida passo dopo passo su come condurre un processo, da come procedere con l’accusa fino ai metodi di interrogatorio (e di tortura) dei testimoni. Ad esempio, una donna che non piange durante il processo è da considerarsi automaticamente una strega. Uno dei particolari più agghiaccianti riguarda le procedure ideali per ottenere una confessione: i carcerieri preparano gli strumenti di tortura, per poi spogliare la testimone per accertarsi che gli abiti non contengano “residui di stregoneria”. Il giudice tenta quindi di persuadere l’interrogata a rendere spontanea testimonianza; nel caso la prigioniera non avesse intenzione di confessare, si iniziano ad applicare i metodi di tortura per gradi: prima la punizione corporale, seguita da una pausa per ottenere una “libera” confessione. Malleus Maleficarum: espressione di superstizione, misoginia e sadismo Il Malleus Maleficarum si dimostra un chiaro lavoro impregnato di misoginia, di ignoranza, di superstizioni e di crudeltà disumana. Ogni piccola imperfezione o ogni comportamento ambiguo venivano considerati una prova schiacciante di colpevolezza. Per un inquisitore ottuso come Kramer, malattie, tempeste e fenomeni naturali anomali erano prove evidenti dell’esistenza del Demonio e della stregoneria, che si manifestavano soprattutto attraverso la donna per via della naturale debolezza del suo essere femminile (secondo gli autori, la parola femina deriva da fe + minus, o “fede minore”). Tutte queste farneticazioni sull’effettiva esistenza del Male e su vaste comunità di streghe nascoste in ogni ombra erano poi infarcite da un sadismo che ha ben pochi precedenti. Basti pensare ad uno dei metodi suggeriti per verificare se una donna fosse o meno una strega: si lega un sasso al collo e la si getta in acqua. Se galleggia, è indemoniata e deve quindi essere messa al rogo; se affoga, è ugualmente colpevole e peccaminosa. Gli argomenti per la discriminazione delle donne sono ben evidenti nel manuale, a partire dal titolo: Maleficarum è un chiaro riferimento alla malvagità femminile. Anche se le argomentazioni misogine non rappresentano una novità in Europa, sono tuttavia una selezione delle congetture e dei pensieri discriminatori più radicati del tempo. Kramer e Sprenger dipingono un’immagine duale del mondo, un costante scontro tra poli opposti: Dio e Satana, Maria ed Eva, gli uomini e le donne. Ogni principio positivo è accoppiato ad un concetto negativo e la perfezione non è data da un sottile equilibrio tra gli opposti ma dall’ eradicazione totale dell’elemento negativo. Secondo il Malleus, l’unico modo in cui una donna può salvarsi dalle sue passioni evitando di diventare una servitrice del Demonio è quello di dedicare la sua intera esistenza alla castità; dato che la vita monastica non era alla portata di tutte le donne, la conclusione più naturale era che la maggior parte delle donne sono destinate alla dannazione e che l’eradicazione fisica delle streghe fosse un atto necessario per la salvezza dell’uomo. Fonte : VitAntica.net nasce con l’intenzione di indagare sul vasto e spesso frainteso mondo della “vita a contatto con la natura” condotta dai nostri antenati dell’età preindustriale e dalle popolazioni tribali moderne, con racconti di culture e popoli più o meno antichi, tecniche di sussistenza e sopravvivenza, suggerimenti pratici e consigli utili su come introdurre un pizzico d’antico nella vita moderna.
- La Fata Morgana
La leggenda di Morgana si colloca ai primi tempi della Gallia, in epoca sicuramente anteriore al Cristianesimo, la qual cosa smentirebbe l'ipotesi di un'idea delle fate importata in Europa dagli arabi attraverso la Spagna. E' figlia del Re Pendragon, sorella di re Artù, amante contrastata di Lancillotto e allieva di Merlino, dal quale apprende i segreti della magia. [...] Questa fata, i cui tratti ricordano spesso più la figura di una maga, come Iside, è a volte identificata come un'ondina e ama errare lungo i bordi di fiumi e torrenti, oppure volare sulla loro superficie su un carro trainato da animali marini, per poi rientrare nel palazzo sul fondo delle acque, dove abita. Collin de Plancy la dipinge come una gran fata, una delle profetesse dell'isola di Sein e la più possente delle nove sorelle druidesse. I romanzi di cavallleria hanno celebrato i suoi incantesimi e le sue azioni non proprio cortesi nei confronti della bella Ginevra, ma la conferma dell'antichità della legenda legata al nome di Morgana ci è data dagli scritti di un illustre geografo del primo secolo della nostra era, Pomponius Melas. Dagli interessanti scritti di questo autore, apprendiamo che nell'isola di Sayne è presente un oracolo di una divinità gallica, circondata da nove sacerdotesse chiamate Saynetes, alle quali è affidata la custodia della sua eterna verginità. Si crede che queste fate possano eccitare le tempeste, assumere qualsiasi forma, guarire le malattie e predire l'avvenire... Tratto da : “Iniziazione alla Magia delle Fate” – Pier Luca Pierini R. – Rebis Edizioni 1999
- PAN, il Dio della Natura Selvaggia
Miti e tradizioni legati a Pan possono essere tra quelli che hanno dato origini alla stregoneria, giacché il dio è connesso con la fertilità dei campi, i cui rituali potevano essere anche orgiastici, oltre che essere connesso con la Luna e la Grande Madre. Pan rappresenta la Natura in toto, nel bene e nel male, senza nessuna connotazione di stampo manicheistico; è in definitiva una forza grezza della natura, un essere neutrale che può originare creazione come distruzione, al pari di molte altre divinità primordiali come l’indiana Kali-Ma, ad esempio. È interessante notare che la fonte omerica ci dice che appena nato fu avvolto dal padre Hermes in una pelle di lepre e portato sull’Olimpo, dove Dioniso lo accoglie con gioia: la lepre è un animale sacro ad Afrodite, ad Eros, alla Luna e facente parte del mondo dionisiaco: l’avvolgere Pan con una sua pelle significa che egli stesso era pienamente parte di questo universo; la paternità di Hermes, e la sua protezione (è lui che lo avvolge nella pelle), danno alle azioni di Pan la connotazione di azioni ermetiche, simboliche, dai messaggi nascosti insomma; la reazione di Dioniso quando le vede testimonia la grande simpatia tra questi due dèi: con essi forma una sorta di triade ideale. Il collegamento con la Luna diventa evidente nel mito della seduzione di Selene: seduzione che operò con l’inganno (tratto caratteriale tipico di Hermes), poiché la dea lo rifiutava. Pan usò un trucco, e nascose il suo ispido pelo caprino sotto un velo candido, oppure sotto il vello di un agnello; così mascherato la dea non lo riconobbe, ed acconsentì a salirgli in groppa, e il dio poté finalmente possederla: sembra un chiaro riferimento i riti orgiastici ed ai Sabba pagani celebrati a Beltane. Pan è quindi il Dio-Capro delle streghe, la personificazione di ciò che è completamente naturale, di quell’istinto che è l’urgere della natura, e ben si abbina con Dioniso che impersona il potere della forza produttiva della Natura. [...] Ma perché in epoca cristiana all’immagine di un dio benevolo e generoso è stata progressivamente sovrapposta quella di un demone, della quintessenza del principio del Male? Pan è l’unico dio che morì, secondo Plutarco: una morte purtroppo inevitabile, sospinta dall’avanzare del cristianesimo e di fronte al rifiuto della sessualità e degli istinti, anche se diversi commentatori di Plutarco sono concordi nell’affermare che Pan non sia morto ma che giaccia soltanto addormentato, ovvero rimosso. E quando l’umano perde la connessione personale con la natura e l’istinto personificati, l’immagine di Pan muore per lasciare spazio all’immagine del Diavolo. L’operazione compiuta dal cristianesimo fu quella di evocare dalle ceneri di Pan il Diavolo, che nella cultura cristiana è l’avversario dell’uomo e della creazione (quindi anche della natura stessa); tuttavia Pan non è morto, ma dorme dentro di noi: può risvegliarsi se si recupera la connessione personale con la natura e con l’istinto. Fonti wikipedia il "Dizionario di mitologia classica", di Anna Ferrari, per la UTET ilcerchiodellaluna.it immagine: Faun and Nymph, Pal Szinyei Merse, 1868. Public-Domain
- L'Incanto della Fata della Rosa
Per compiere questo incanto occorre procurarsi di buon mattino, nel giorno in cui avviene la fase della Luna Piena nel mese di maggio, una bella rosa rossa. Ci si reca successivamente in un luogo lontano da città e abitazioni, in cui scorra un fiume. Si accendono tre candele rosse, si arde incenso composto da Petali di Rosa, Essenza d'Ambra, Gardenia e Sandalo, si recita la formula dell'Incanto tenendo la rosa nella mano sinistra e infine si pronuncia un desiderio. Si raggiunge quindi la sponda del torrente e si inizia a sfogliare lentamente il fiore: per ogni petalo che si stacca si deve recitare la seguente breve invocazione: Fata della Rosa, dei fiori principessa, accogli il desiderio, mantieni la promessa. Si lasciano poi scivolare nel fiume i rimanenti petali, uno dopo l'altro, mantenendosi concentrati sulla propria richiesta, fino all'ultimo, che sarà immerso nell'acqua assieme allo stelo dicendo: Fata della Rosa, proteggi il mio desiderio. Tratto da :Rituali e Incantesimi della Magia delle Fate, Pier Luca Pierini R., Rebis Edizioni
- Halloween - All Hallows' Eve - Samhain Origini e Storia
Forse non tutti sanno che la festa di Halloween non nasce in America ma ha origini antichissime rintracciabili in Irlanda, quando la verde Erin era dominata dai Celti. Halloween corrisponde infatti a Samhain, il capodanno celtico. Dall’Irlanda, la tradizione è stata poi esportata negli Stati Uniti dagli emigranti, che, spinti dalla terribile carestia dell’800, si diressero numerosi nella nuova terra. Ma affrontiamo insieme nel dettaglio il viaggio dall’Irlanda dei Celti fino ai giorni nostri, osservando cosa è successo e come, attraverso i secoli, sono cambiate le cose. Il nome Halloween (in irlandese Hallow E’en), deriva dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, dove Hallow è la parola arcaica inglese che significa Santo: la vigilia di tutti i Santi, quindi. Ognissanti, invece, in inglese è All Hallows’ Day. L’importanza che, tuttavia, viene data alla vigilia si deduce dal valore della cosmologia celtica: questa concezione del tempo, seppur soltanto formalmente e linguisticamente parlando, è molto presente nei paesi anglofoni, in cui diverse feste sono accompagnate dalla parole “Eve”, tra cui la stessa notte di Capodanno, “New Year’s Eve”, o la notte di Natale “Christmas Eve”. I Celti erano prevalentemente un popolo di pastori, a differenza di altre culture europee, come quelle del bacino del Mediterraneo. I ritmi della loro vita erano, dunque, scanditi dai tempi che l’allevamento del bestiame imponeva, tempi diversi da quelli dei campi. Alla fine della stagione estiva, i pastori riportavano a valle le loro greggi, per prepararsi all’arrivo dell’inverno e all’inizio del nuovo anno. Per i Celti, infatti, l’anno nuovo non cominciava il 1° gennaio come per noi oggi, bensì il 1° novembre, quando terminava ufficialmente la stagione calda ed iniziava la stagione delle tenebre e del freddo, il tempo in cui ci si chiudeva in casa per molti mesi, riparandosi dal freddo, costruendo utensili e trascorrendo le serate a raccontare storie e leggende. Il passaggio dall’estate all’inverno e dal vecchio al nuovo anno veniva celebrato con lunghi festeggiamenti, lo Samhain (pronunciato sow-in, dove sow fa rima con cow), che deriverebbe dal gaelico samhuinn e significa “summer’s end”, fine dell’estate. In Irlanda la festa era nota come Samhein, o La Samon, la festa del Sole, ma il concetto è lo stesso. La morte era il tema principale della festa, in sintonia con ciò che stava avvenendo in natura: durante la stagione invernale la vita sembra tacere, mentre in realtà si rinnova sottoterra, dove tradizionalmente, tra l’altro, riposano i morti. Da qui è comprensibile l’accostamento dello Samhain al culto dei morti. I Celti credevano che alla vigilia di ogni nuovo anno, cioè il 31 ottobre, Samhain chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti, che vivevano in una landa di eterna giovinezza e felicità chiamata Tir nan Oge, e che le forze degli spiriti potessero unirsi al mondo dei viventi, provocando in questo modo il dissolvimento temporaneo delle leggi del tempo e dello spazio e facendo sì che l’aldilà si fondesse con il mondo dei vivi e permettendo agli spiriti erranti di vagare indisturbati sulla Terra. Samhain era, dunque, una celebrazione che univa la paura della morte e degli spiriti all’allegria dei festeggiamenti per la fine del vecchio anno. Durante la notte del 31 ottobre si tenevano dei raduni nei boschi e sulle colline per la cerimonia dell’accensione del Fuoco Sacro. In Irlanda si diffuse l’usanza di accendere torce e fiaccole fuori dagli usci e di lasciare cibo e latte per le anime dei defunti che avrebbero reso visita ai propri familiari, affinché potessero rifocillarsi e decidessero di non fare scherzi ai viventi. L’importanza che la popolazione celta attribuiva a Samhain risiede nella loro concezione del tempo, visto come un cerchio suddiviso in cicli: il termine di ogni ciclo era considerato molto importante e carico di magia. Insieme a Samhain (31 ottobre, appunto) si festeggiavano Lughnasadh (1 agosto), Beltane (30 aprile o 1 maggio), Imbolc (1-2 febbraio), Yule (21 dicembre), Ostara (21 marzo), Litha (21 giugno) e Mabon (21 settembre). Fonte: https://www.irlandando.it/halloween/storia/
- Le origini del Natale - YULE e il Solstizio di Inverno
La data in cui si celebra il Natale è legata alle religioni degli antichi Druidi e Romani. Nel periodo del solstizio d’inverno, Alban Arthuan (in inglese “The Light of Arthur”, secondo la credenza che re Artù nacque il giorno del solstizio d’inverno), i Celti celebravano la rinascita del sole così come i Romani celebravano la nascita del dio Sole. Alban Arthuan è noto anche come Yule, che deriva dalla parola anglo-sassone “Yula” o “Wheel of the Year” e indicava la celebrazione del giorno più breve dell’anno e della rinascita del sole. Inoltre si credeva che Alban Arthuan fosse un periodo di crescente fertilità, come lo erano altre feste celtiche, tipo Samhain o Beltane. L’usanza di ardere il ceppo di Natale, tradizione legata ancora oggi alle feste natalizie, nacque per onorare la grande dea madre. Il ceppo veniva acceso alla vigilia del solstizio, usando i resti del ceppo dell’anno precedente, e veniva lasciato ardere per dodici ore come buon auspicio. La decorazione del ceppo di Natale fu originariamente un’usanza pagana: si appendevano al tronco, solitamente di pino, numerose decorazioni colorate che stavano a significare gli astri tanto significativi per i pagani – luna, sole e stelle – e le anime di coloro che erano morti durante quell’anno. Oltre a ciò si crede che anche il moderno scambio di regali derivi da una tradizione pagana che vedeva molti doni appesi all’albero in questione come offerte ai numerosi dei. Per quanto riguarda Babbo Natale, infine, anche tale tradizione sembra risalire in qualche tratto al periodo celtico. I suoi elfi, infatti, sono una modernizzazione del “Nature folk” di origine pagana, e le sue renne sono associare all’”Horned God”, uno degli dei pagani. Per concludere, dato il credo cristiano, per cui la nascita di Cristo portò nuova luce (e quindi vita) nel mondo, e data anche l’assenza nella Bibbia di una specifica data di nascita di Gesù, risulta logica la decisione di celebrare la festa della nascita di Cristo in coincidenza con il solstizio d’inverno. Fonte: www.irlandando.it
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